Caldo, Consulcesi: “Insieme a smog mix micidiale, +20% adesioni ad Aria pulita”

“Siamo molto preoccupati dell’impatto che questo mix di caldo estremo e inquinamento atmosferico può avere sulla salute degli italiani, specialmente la popolazione più fragile. In letteratura scientifica ci sono numerose evidenze che collegano questo micidiale cocktail all’aumento di problemi a carico dell’apparato respiratorio e cardiovascolare, come asma, polmoniti, broncopneumopatia cronica ostruttiva e anche infarto, ictus e altri tipi di coronaropatie. E sempre più italiani se ne stanno rendendo conto. Non è un caso se nell’ultima settimana abbiamo registrato un aumento di ben il 20% delle adesioni alla nostra azione collettiva ‘Aria pulita’. Così Massimo Tortorella, presidente Consulcesi, sull’iniziativa promossa dalla società di consulenza per far valere il diritto a vivere in un ambiente salubre.
Con l’ondata di caldo estremo in corso – sottolinea Consulcesi – si amplificano anche gli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute. E’ infatti risaputo che tra temperature eccezionalmente elevate e inquinamento esiste una relazione complessa: più inquinanti immettiamo in atmosfera maggiori sono i cambiamenti climatici e, di conseguenza, maggiore è la frequenza e l’intensità delle ondate di calore che, a loro volta, aumentano la concentrazione di polveri sottili (Pm2.5). A questo si aggiungono gli adattamenti fisiologici del corpo che per regolare la temperatura aumenta la frequenza respiratoria e l’afflusso di
sangue periferico, incrementando così l’esposizione agli inquinanti ambientali.
L’iniziativa di Consulcesi è aperta ai residenti di oltre 3.300 Comuni italiani in cui la Corte di Giustizia europea ha accertato violazioni per il superamento dei valori soglia. Secondo quanto riporta il team legale, sarebbero oltre 40 milioni gli italiani che possono richiedere un risarcimento complessivo fino a 36mila euro
l’anno. “Più persone riusciamo a coinvolgere – evidenzia Tortorella – maggiori sono anche le probabilità di stimolare le istituzioni a prendere misure urgenti di contrasto all’inquinamento atmosferico a tutela della salute pubblica”. Per aderire alla causa, basta dimostrare la propria residenza in uno o più dei territori coinvolti. Per scoprire se e come partecipare alla causa collettiva, cliccare su consulcesi.it/legal/ambiente.

Salute, Oms: “Infezioni in ospedale nel 70% dei casi evitabili con formazione adeguata”

Una siringa non gettata correttamente, una garza riutilizzata per errore, scarsa igiene nelle stanze. Gli ospedali, luoghi che dovrebbero essere deputati alla cura delle malattie, sono tra le aree più comuni per la diffusione di infezioni. Secondo l’Oms, ogni 100 pazienti ricoverati nelle strutture ospedaliere, ben 7 contraggono un’infezione, nei Paesi ad alto reddito e 15 pazienti in quelli a basso e medio reddito. Ben 1 su 10 va incontro al decesso, secondo l’ultimo rapporto dell’OMS ‘Global report on infection prevention and control’. E il 70% di questi, – dice l’Oms, – potrebbero essere evitati attraverso una maggiore prevenzione, formazione del personale per l’implementazione dei protocolli di sicurezza e una migliore igiene negli ambienti ospedalieri.

“L’errata gestione dei rifiuti sanitari è tra i responsabili nascosti della diffusione di malattie infettive negli ospedali” sostiene Gian Piero Trasolini, Ingegnere ambientale  “un fenomeno ancora poco considerato se pensiamo che tra le circa 16 miliardi di iniezioni che vengono fatte ogni anno non tutti gli strumenti, in primis, aghi e siringhe vengono smaltiti in modo sicuro”, aggiunge l’esperto che con Consulcesi ha lanciato un nuovo corso di formazione ECM volto proprio a favorire una migliore gestione dei rifiuti ospedalieri in conformità con la normativa vigente.

I suoi timori sembrano trovare conferma negli ultimi dati disponibili provenienti dall’ Osservatorio Italiano 2017 sulla Sicurezza per gli operatori sanitari secondo cui solo 1 ospedale su 2 utilizzava dispositivi di sicurezza contribuendo ai 130 mila incidenti a rischio di contagio che si verificavano ogni anno in Italia. “il 75% degli incidenti consiste in punture e lesioni, il 25% in contaminazione con sangue e liquidi biologici”, scriveva l’INAIL riportando i dati dell’Osservatorio. 

“La formazione e l’informazione di tutti gli operatori coinvolti lungo la catena di smaltimento dei rifiuti è fondamentale, oltre che per i gravissimi danni causabili alla salute del singolo, – aggiunge Trasolini – per garantire il rispetto della normativa, la cui violazione esporrebbe i datori di lavoro a sanzioni di natura penale e l’azienda a sanzioni pecuniarie, interdittive, confisca e pubblicazione della sentenza”.

Il corso di formazione “La gestione dei rifiuti sanitari: normativa e sostenibilità ambientale” è aperto a tutti i medici e operatori sanitari ed è disponibile fino al 31 dicembre 2022, termine ultimo per l’acquisizione dei crediti formativi ECM obbligatori previsti per il triennio 2020-2022. Il volume racconta lo smaltimento dei rifiuti ospedalieri a 360 gradi: partendo da un quadro generale sulle varie tipologie di rifiuti sanitari, sul deposito temporaneo e sulla sterilizzazione all’interno della struttura sanitaria, inquadra la gestione dei rifiuti all’interno della normativa e approfondisce i Decreti-legge di riferimento. Parte fondamentale della formazione sottoforma di e-book sarà anche la definizione dei criteri metodologici per la valutazione della caratterizzazione di pericolo HP9 – Infettivo e il focus sull’impatto ambientale associato ai processi di trattamento e smaltimento dei rifiuti sanitari, sugli impianti attualmente presenti in Italia e sulle possibili azioni di riciclo e riuso di questa tipologia di scarti.

Consulcesi – Massimo Tortorella

Test Medicina: Consulcesi, con riforma “doppia” chance per entrare, ma non premia merito

Marco Tortorella, legale di Consulcesi: “Dare agli studenti la possibilità di ripetere il test di ingresso alla facoltà di Medina non è una riforma vera e propria. Il sistema di accesso è sempre lo stesso e non premia i meritevoli. Il ricorso continuerà a rimanere una possibilità concreta per tutti gli aspiranti medici esclusi ingiustamente”.

Roma, 24 ottobre 2022 – Mentre l’Università San Raffaele di Milano ha da poco annunciato la data di apertura delle iscrizioni ai test d’ammissione a Medicina, prevista per il prossimo 25 ottobre, inaugurando la formula della “doppia prova” introdotta dalla riforma, gli addetti ai lavori continuano a rimanere scettici. Gli esperti di Consulcesi, che da anni si occupano di offrire assistenza agli aspiranti medici, non sono convinti che le nuove regole per l’ammissione ai corsi di Medicina, contenute nel decreto pubblicato dal ministero dell’Università lo scorso 28 settembre, siano effettivamente in grado di superare gli attuali limiti del sistema a Numero Chiuso. 

A spiegarne il perché è stato l’avvocato Marco Tortorella, legale Consulcesi, in un webinar intitolato “Test Medicina e ora che succede?” che in poco più di una settimana ha raddoppiato le sue visualizzazioni, passando da 10mila a circa 20mila. “Non è una riforma vera e propria”, spiega Tortorella. “Il sistema di accesso ai test è sempre lo stesso. Sono solo stati raddoppiate le possibilità – aggiunge – consentendo agli studenti di iniziare a farlo al quarto anno di superiori”. Gli studenti quindi verranno selezionati, come già avviene da moltissimi anni, in base a chi svolge la prova migliore. “Insomma, rimane il Numero Chiuso e rimangono i soliti test”, evidenzia il legale. “Quindi non garantisce l’ingresso dei più meritevoli, ma rimane sempre un sistema rigido e difettoso”, aggiunge.

I legali di Consulcesi sono attualmente impegnati nella valutazione delle numerosissime segnalazioni, molte delle quali diventeranno oggetto di ricorsi all’autorità amministrativa. “Qualcosa a cui siamo ormai abituati e che credo che questa riforma non cambierà”, sottolinea Tortorella. 

Negli ultimi 20 anni lo strumento del ricorso alla giustizia amministrativa ha permesso a decine di migliaia di studenti, esclusi ai test di selezione alla Facoltà di Medicina, di iscriversi, di studiare, di fare gli esami e infine di laurearsi. “Le ordinanze del Consiglio di Stato che si sono susseguite negli anni a favore degli studenti ricorrenti confermano ulteriormente che questo sistema è inadatto a selezionare i più meritevoli”, dice Tortorella. “Già nel 2018-2019 il Consiglio di Stato ha addirittura ritenuto inadeguato l’utilizzo della capacità ricettiva degli atenei, cioè quanti studenti possono accogliere nelle loro facoltà, come unico parametro per stabilire i posti disponibili nelle varie facoltà di Medicina. In quell’occasione – prosegue – il Consiglio di Stato ha evidenziato la necessità di considerare nella scelta del numero dei posti anche il fabbisogno nazionale, che sappiamo essere ben superiore rispetto a quanti studenti viene data la possibilità di entrare nella facoltà di Medicina”.

Una vera riforma, secondo il legale di Consulcesi, è quella in cui viene definitivamente abolito il Numero Chiuso. “A mio avviso dovrebbe essere garantito un accesso libero o semilibero – sottolinea Tortorella – al primo anno, strutturando il percorso accademico in modo da spostare più avanti le attività che prevedono l’utilizzo di strumenti che sono pochi. Per poi procedere a una selezione che è comunque anche più naturale. In questo modo si può effettivamente modulare la selezione sull’effettiva capacità degli studenti e in base alle esigenze del nostro sistema sanitario”.

Per questo Consulcesi conferma ancora una volta il suo impegno a fianco degli aspiranti medici affinché venga garantito loro il diritto allo studio e, di conseguenza, il diritto a impegnarsi per realizzare i propri sogni.

Mese della prevenzione del tumore al seno

Petrella (oncologo e docente Consulcesi): “in Italia diminuisce la mortalità ma ancora troppa disparità tra Nord e Sud. Necessario potenziare prevenzione e diagnosi precoce”

Roma, 13 ott. – Con 60mila nuovi casi quest’anno, il tumore al seno si conferma la prima tra le neoplasie femminili, rappresentando quasi il 45% di tutte le neoplasie che colpiscono le donne e circa il 15% dei tumori diagnosticati in Italia.

“Gli importanti traguardi raggiunti in termini di probabilità di guarigione confermano l’importanza della diagnosi precoce ma non devono farci abbassare la guardia perché l’incidenza del tumore al seno registra un incremento dell’1% ogni anno”. Il monito arriva da Giuseppe Petrella, oncologo e professore ordinario di Chirurgia Generale presso l’Università Tor Vergata di Roma, che in occasione del mese della prevenzione per il tumore al seno lancia con Consulcesi il nuovo corso di formazione ECM “Patologia mammaria: prevenzione, diagnosi e terapia – la storia di Francesca”. 

Sebbene infatti i dati sulla sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi collochino l’Italia tra i primi Paesi europei, l’aumento dei tumori femminili, da quello al seno ai più preoccupanti tumori del polmone e della vescica mettono in allerta gli esperti che tornano a ribadire la necessità di potenziare la prevenzione attraverso i medici di base che in primis devo sollecitare ai controlli e attraverso un rafforzamento dei servizi territoriali lungo tutta la penisola dove si registra ancora una disuguaglianze tra Nord e Sud

In Italia si muore meno di tumori dunque, ma principalmente dove la prevenzione funziona, ossia nelle regioni settentrionali. A confermarlo è l’ultimo report dell’Osservatoriosalute 2021 secondo cui il Meridione ancora sconta “ritardi nell’implementazione dei programmi di screening e una prevalenza più sfavorevole per alcuni fattori di rischio oncologico rilevanti, quali fumo e obesità”, che aggiunge: “le regioni meridionali si avviano a diventare quelle a mortalità e incidenza più alta per alcuni tumori frequenti.”

Ma la maggiore mortalità al Sud potrebbe essere verosimilmente influenzata da una molteplicità di aspetti, tra cui una minore adesione agli screening mammografici: secondo quanto riportato dall’Humanitas di Catania infatti, se al Nord raggiunge l’80%, nelle regioni meridionali sfiora il 60%.

Da qui il ruolo chiave dei medici di base che, ribadisce Petrella, “devono sensibilizzare la popolazione, in particolare le donne e fin dalla giovane età a sottoporsi a controlli di prevenzione” oltre che a “rimanere continuamente aggiornati sulle novità inerenti a cause e cure in materia di malattie oncologiche, per poter fornire la migliore assistenza possibile”.

Il corso, condotto da Petrella con un team di esperti specializzati nelle diverse aree mediche coinvolte nel percorso diagnostico e terapeutico del tumore al seno, è parte di un’ampia collana di corsi FAD realizzata da Consulcesi sul tema delle neoplasie. Questo, associato al film-formazione ‘La storia di Francesca’, è accessibile online fino al 31 dicembre 2022, temine ultimo per l’acquisizione dei crediti obbligatori previsti per il triennio formativo 2020-2022

Massimo Tortorella Consulcesi

Medici specializzandi, Corte di Cassazione ‘apre’ su prescrizione e rivalutazione interessi

Due ordinanze della Cassazione riaprono la vertenza, con udienza pubblica

Avv. Tortorella, specialista del contenzioso: “Si apre la possibilità che la giurisprudenza riveda le sue posizioni in senso più favorevole ai medici e che la questione venga riportata nella sua sede naturale dinanzi alla Corte di Giustizia Europea”

Si fanno subito sentire gli effetti della recente pronuncia della Corte di Giustizia europea sulla vertenza dei medici ex specializzandi in tema di rivalutazione degli interessi e prescrizione. La Cassazione, in ragione del carattere di novità delle argomentazioni proposte dai medici e dalla Commissione Europea, con due distinte ordinanze interlocutorie (datate 21 aprile e 20 marzo) ha ritenuto opportuno rimettere la causa sul ruolo affinche venga discussa in pubblica udienza

Ne dà notizia il pool di legali di Consulcesi, che nell’annunciare le decisioni della Corte e la netta presa di posizione della Commissione Ue aveva già anticipato che la Suprema Corte ne avrebbe necessariamente tenuto conto.

L’antefatto. Nella sentenza del 3 marzo 2022 la Corte di Giustizia europea,  aveva confermato il diritto alla remunerazione per i medici iscritti alla scuola di specializzazione prima del 1982. 

La posizione della Commissione Europea. La novità è che durante questo procedimento la Commissione Europea, che rappresenta la Comunità, ha preso posizione affermando che la legge 370 del 99 si poneva in contrasto con le norme del trattato, in quanto non prevedeva il riconoscimento della rivalutazione degli interessi in tema di liquidazione del danno ai medici, dando ragione alle tesi da sempre sostenute dai legali Consulcesi. 

La Cassazione, quindi, con l’ordinanza del 21 aprile, ha rimesso la discussione in pubblica udienza, aprendo di fatto a una rivalutazione del tema. 

Per altro, sempre di recente, a marzo la sesta sezione della Cassazione, in un giudizio che riguarda i medici scritti prima del ‘91 proprio sulla questione della prescrizione, ha rimesso la causa sul ruolo perché venga decisa in pubblica udienza, ritenendo come, sulla base delle argomentazioni che erano state poste dai medici, fosse opportuna una rivalutazione della materia da parte della Corte a fronte del precedente “tralatizio” orientamento (meno favorevole ai medici) nell’ambito della decorrenza della prescrizione. 

“La Cassazione sta valutando di rivedere le posizioni che si erano poste in contrasto con le domande dei medici, sia per quelli che non avevano percepito alcuna remunerazione, in quattro iscritti prima del 91, sia in favore di quelli che si sono iscritti dopo il 93 e che hanno percepito la borsa di studio, ma che agiscono per un adeguamento di questa borsa. – precisa l’Avv. Tortorella, specialista del contenzioso. – In particolar modo, prosegue l’esperto, la Suprema Corte, con due ordinanze interlocutorie, ha rimesso i due giudizi su ruolo perché venga discussa in pubblica udienza la possibilità, sia di rivedere la vecchia giurisprudenza sulla prescrizione, e quindi valutare se posticiparla come noi abbiamo sempre sostenuto, sia per considerare l’impatto che la presa di posizione della Commissione Europea avrà sui ricorsi e sul riconoscimento della rivalutazione e degli interessi, da noi sempre richiesti. In quella sede noi sosterremo le nostre ragioni in favore dei medici e chiederemo che la questione venga rimessa nella sua sede naturale, ovvero la Corte di Giustizia Europea”, conclude l’Avvocato. 

“Era il cambiamento in cui abbiamo sempre creduto, da noi sempre auspicato – commenta il pool legale Consulcesi – andremo avanti con coraggio per aiutare l’Italia a rimettersi in pari con l’Europa e finalmente per rimborsare quell’esercito di  specialisti che da oltre 20 anni tuteliamo con forza e determinazione”.

La carenza degli infermieri si supera puntando sulla formazione, l’appello di Consulcesi

In occasione della Giornata Internazionale dell’infermiere, che si celebra il prossimo 12 maggio, il presidente di Consulcesi Massimo Tortorella chiede di rivedere le modalità di accesso alla facoltà di Infermieristica. Urgenti anche misure che rendano la professione più attraente in Italia.

Circa 70mila infermieri. A tanto ammonta l’attuale fabbisogno di queste figure professionali in Italia. “È una lacuna importante, destinata ad aumentare nei prossimi anni”, commenta Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi. “C’è solo un modo per risolvere il problema alla radice ed è quello di aumentare i laureati e quindi di allargare le maglie strette del numero chiuso”, aggiunge.

Mentre infatti sono stati aumentati significativamente i posti per l’accesso ad alcune professioni sanitarie, ad esempio con l’aggiunta di nuove borse per entrare nelle Scuole di Specializzazione, per gli infermieri si è fatto poco o nulla. Nel 2021 sono stati previsti 1.173 posti in più rispetto al 2020. Molto pochi rispetto all’attuale fabbisogno. Nel frattempo, i 460mila infermieri che oggi lavorano nelle strutture italiane devono fare i conti con turni di lavoro massacranti a fronte di una retribuzione molto bassa e a pochissime prospettive di carriera. Non stupisce che in 10-15 anni la bellezza di 20mila infermieri italiani hanno deciso di fuggire all’estero. “La Giornata internazionale dedicata agli infermieri quindi può essere l’occasione, non solo di celebrare l’encomiabile lavoro di questi ‘angeli custode”, ma anche di rendere più attraente una professione oggi troppo bistrattata”, sottolinea Tortorella.

Allargare le maglie del numero chiuso quindi è fondamentale, ma questo da solo non basta. “Per ridare dignità alla professione dell’infermiere serve un adeguato riconoscimento economico e la possibilità per il professionista di migliorarsi, allargando e affinando le proprie competenze”, sottolinea Tortorella. 

Non a caso Consulcesi, provider di servizi di consulenza e assistenza legale per i professionisti della salute e leader italiano nella fornitura di corsi accreditati ECM dedicati all’aggiornamento su specifiche tematiche, offre proprio agli infermieri un ampio ventaglio di possibilità formative, non mancando di affrontare con questi questioni complesse come la responsabilità professionale durante la gestione dell’urgenza-emergenza, o nella somministrazione dei farmaci.

“La prospettiva di una carriera può essere una vera e propria calamita per i giovani che vogliono avvicinarsi alla professione infermieristica”, sottolinea Tortorella. “E’ questo quello di cui abbiamo bisogno affinché l’attuale lacuna di professionisti, non si trasformi in una vera e propria voragine nei prossimi 5-10 anni”, conclude.

Consulcesi: ferie non godute, l’azienda paga il medico in pensione

Con una sentenza del Tribunale Ordinario di Modena al medico è stato riconosciuto il diritto a ricevere un’indennità per le ferie maturate e non godute in anni di attività.

Ogni anno, 5 milioni di giorni di ferie arretrati per medici e dirigenti sanitari

Le ferie sono un diritto a cui nessun operatore sanitario dovrebbe rinunciare. Non solo. L’azienda è tenuta ad assicurarsi, attivamente e in piena trasparenza, che ogni operatore sanitario fruisca effettivamente delle ferie, mettendolo nelle migliori condizioni per poterlo fare. Questi sono alcuni dei principi comunitari, ribaditi più volte dalla Corte di Giustizia Europea, che hanno ispirato la sentenza recentemente emessa dal Tribunale Ordinario di Modena a favore di un medico che, in tanti anni di lavoro, ha accumulato un numero straordinario di ferie maturate e non godute. Il giudice ha stabilito che il medico ha diritto al pagamento dell’indennità sostitutiva, aprendo così alla possibilità per altri operatori sanitari di essere risarciti. Ha infatti implicazioni importanti questa sentenza ottenuta grazie all’impegno del network legale Consulcesi & Partners, che ogni giorno raccoglie lo sfogo di migliaia di medici che, per carenze di organico e problemi organizzativi aziendali, si vedono annullati i loro piani ferie e costretti a rinunciare ai giorni di riposo. 

Il tema verrà trattato approfonditamente in una diretta Facebook condotta dall’Avvocato di Consulcesi & Partners Francesco  Del Rio, lunedì 28 febbraio ore 14 al link: https://www.facebook.com/events/1018614642066264/?ref=newsfeed

Sono 5 milioni di giorni di ferie accumulate negli anni e ancora non godute da parte dei medici e dirigenti sanitari del SSN. Tra le cause dichiarate, ci sono difficoltà nell’organizzazione dei servizi e calo progressivo delle dotazioni organiche iniziato dal 2009. Sono i dati diffusi da un recente rapporto di ANAOO ASSOMED, l’associazione dei Medici Dirigenti. Se si unisce l’area medica e quella chirurgica, viene fuori che il 73% degli intervistati ha fra i 30 e gli oltre 120 giorni di ferie non godute.

“Questa nuova sentenza conferma con forza che le ferie retribuite non godute dal medico non sono definitivamente perse”, sottolineano i legali C&P. “Anzi i medici possono legittimamente reclamare il risarcimento del danno patito ovvero, in certi casi, il pagamento di un indennizzo finanziario sostitutivo”, aggiungono. Neanche l’emergenza Covid-19 può annullare questo diritto. “L’azienda sanitaria ha il dovere di organizzare al meglio le turnistiche di lavoro, vigilando perché tutti possano concretamente e pienamente godere – ribadiscono i legali – delle ferie maturate, avvisando i lavoratori delle modalità di utilizzo e dei rischi connessi alla mancata fruizione” – sottolineano i legali – “Il problema delle ferie non godute non è certo nuovo ma esistente già prima della pandemia Covid e da un punto di vista legale, se il medico non riesce a godere delle sue ferie per impedimenti che non dipendono dalla sua volontà ma dal datore di lavoro, ha diritto ad ottenere il pagamento dell’indennità sostitutiva”. 

Per ricorrere alle vie legali la finestra temporale è più ampia di quanto previsto. “La prescrizione inizia a decorrere dalla cessazione del rapporto di lavoro e non dall’anno a cui competono i giorni di ferie non goduti”, specifica la sentenza raccolta dai legali. La forza di questi e di altri motivi, da sempre fortemente sostenuti da Consulcesi & Partners per i propri clienti, hanno già persuaso le aziende sanitarie convenute a preferire la strada della transazione, riconoscendo ai sanitari ricorrenti un consistente importo economico, con conseguenti riflessi favorevoli anche sui futuri compensi previdenziali.

Consulcesi – Massimo Tortorella

Più tutela legale per gli associati alla Cisl Fp: siglata partnership con Consulcesi & Partners

Maggiore sostegno e tutela per i suoi associati tra gli obiettivi annunciati con un video dalla Cisl Funzione Pubblica nel corso del VI Congresso Nazionale concluso da poco a Napoli. È stato siglato l’accordo con Consulcesi & Partners, per assicurare a tutti gli iscritti l’opportunità di accedere ad un servizio completo di consulenza legale e di assistenza, sia giudiziale che stragiudiziale, nelle maggiori aree di interesse: diritto civile, amministrativo, penale, assicurativo, tributario e fiscale, societario, ma anche lavoro e previdenza.

“Vogliamo offrire un servizio fondamentale, che è già presente per altri professionisti come i medici, e che deve essere anche alla portata dei dipendenti nel nostro comparto”, queste le parole di Maurizio Petriccioli, Segretario Generale Cisl Fp all’indomani della partnership.

“In un momento storico che vede la necessità di importanti riforme nella pubblica amministrazione, sentiamo di dover arricchire il sostegno ai nostri associati. Consulcesi, con la sua professionalità e competenza è l’alleato giusto per garantire a questi maggiore giustizia e tutela”, aggiunge Franco Berardi, Segretario Nazionale Cisl Fp

L’accordo permette agli associati Cisl fp di usufruire del servizio “Mio avvocato”: un’attività di consulenza legale a 360 gradi, che copre problematiche relative sia alla sfera lavorativa che a quella privata

Il team di consulenti legali di Consulcesi & Partners è infatti a disposizione di tutti gli iscritti dal primo manifestarsi della controversia fino alla sua risoluzione, attraverso soluzioni personalizzate e aderenti alle necessità del caso. 

I termini dell’accordo. Nello specifico, gli associati Cisl Fp avranno accesso a un numero illimitato di consulenze legali, potranno richiedere l’esame di documenti (per un massimo di tre), e accedere ad una assistenza legale, qualora vi fosse necessario, a condizioni più vantaggiose e su una scontistica appositamente delineata. L’accordo consente inoltre di richiedere la stesura di tre lettere formali di diffida per problematiche riconducibili a diversi ambiti: dall’accesso ad atti amministrativi, alla contestazione in materia di responsabilità sanitaria e di fatture utenze e in materia condominiale. Il professionista iscritto a Cisl Fp può inoltre richiedere agli avvocati di Consulcesi & Partners la stesura di tre pareri legali su quesiti riconducibili a problematiche relative all’esercizio dell’attività lavorativa.

Oltre alla Convenzione citata, e con l’occasione della sede congressuale, il mondo C&P ha poi colto l’opportunità per annunciare anche il nuovo importante servizio su diritto all’oblio, per far rimuovere quei contenuti critici, falsi o scorretti che possano compromettere la professionalità e ledere la reputazione. L’analisi per ogni professionista sanitario è gratuita e un team di esperti elimina le notizie false, i commenti ingiuriosi, le informazioni lesive per l’immagine e i dati trattati illecitamente secondo la normativa vigente e il diritto all’oblio riconosciuto dalla Corte di giustizia dell’Unione Europea. 

Iscriversi al servizio “Mio Avvocato” è semplice: si può chiamare il numero verde dedicato 800.122.767 (attivo dal lunedì al venerdì, dalle 9:00 alle 18:00), oppure attraverso la pagina dedicata alla convenzione Cisl Fp e Consulcesi & Partners.

Ufficio stampa Consulcesi & Partners 380-4648501, Massimo Tortorella

Covid: omicron sfugge ai tamponi rapidi, quasi 1 su 2 è un falso negativo

Guido Rasi, direttore scientifico di Consulcesi: “In questo contesto, il ruolo degli operatori sanitari sarà ancora più centrale nella valutazione dei pazienti. Fondamentale tenersi aggiornati”

“Con la variante omicron destinata a diventare predominante, i tamponi antigenici rapidi rischiano di diventare inutili. La nuova versione del virus Sars-CoV-2 sembra in grado di sfuggire con maggior frequenza ai test diagnostici oggi più utilizzati”. A spiegarlo è Guido Rasi, consulente del commissario per l’emergenza Covid Francesco Paolo Figliuolo e direttore scientifico di Consulcesi. Rasi è anche uno dei docenti del corso di formazione professionale Ecm di Sanità In-Formazione per Consulcesi Club intitolato “Un test per tutti. Test di screening diagnostici e il loro funzionamento”. “Ora più che mai è fondamentale che gli operatori sanitari continuino a tenersi aggiornati sull’evoluzione del virus e delle nostre conoscenze sia in campo diagnostico che terapeutico”, sottolinea Rasi. 

Che i tamponi antigenici rapidi siano poco sensibili e quindi poco attendibili nel rilevare la positività alla variante omicron lo ha anche sottolineato la Food and drug administration (Fda). “Dati preliminari indicano che circa il 40 per cento delle persone positive alla variante omicron può risultare negativo ai test rapidi, quasi 1 su 2”, spiega Rasi. Una brutta notizia, questa, che arriva nel pieno della quarta ondata.

Come abbiamo imparato in questi 2 anni di pandemia, la diagnostica e il tracciamento sono ancora ritenuti strumenti fondamentali per contenere la pandemia. La “perdita” di affidabilità dei test antigenici rapidi potrebbe rendere tutto questo più complicato e difficile. “Spero siano presto disponibili test rapidi aggiornati ed attendibili per la omicron, ma nel frattempo è necessario alzare la guardia”, dice Rasi. “In questo contesto, il ruolo degli operatori sanitari sarà ancora più centrale nella valutazione dei pazienti”, aggiunge. “Da parte nostra – fa eco Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi – continueremo ad allargare e ad aggiornare più possibile la nostra offerta formativa. Certi dell’importanza dell’aggiornamento professionale sempre, e in particolar modo in tempi di Covid, continueremo a lavorare a fianco degli operatori sanitari offrendo loro gli strumenti conoscitivi più adeguati per continuare a far fronte a questa emergenza”.

Consulcesi: in aumento sanzioni per operatori sanitari, una guida per orientarsi nel caos normativo

Simona Gori, amministratore delegato di Consulcesi & Partners: “I professionisti sanitari fanno parte di una categoria sovraesposta al controllo disciplinare e questo anche con conseguenze molto serie per la loro carriera. Ecco perché è importante conoscere i pericoli e imparare ad affrontarli tempestivamente”.

Roma, 15 dicembre – Tra decreti legislativi, leggi, norme, codici etici e regolamenti aziendali il lavoro dei medici e degli operatori sanitari in generale è diventata una corsa ad ostacoli. Non a caso, negli ultimi anni, e ancor di più con l’emergenza Covid, si è verificato un vero e proprio boom di procedimenti e sanzioni a carico degli operatori sanitari con conseguenze più o meno gravi sulla loro carriera e, in alcuni casi, anche sulla qualità delle prestazioni che diventano così “eccessivamente prudenti”. Per aiutarli a orientarsi in questo caos normativo e in questa giungla di sanzioni gli esperti Consulcesi & Partners hanno organizzato il webinar intitolato “Conseguenze disciplinari della responsabilità sanitaria”, nell’ambito del quale viene offerta una guida per prevenire e prepararsi ad eventuali contenziosi legali e contestazioni da parte degli ordini professionali di appartenenza. “Ogni giorno l’operatore sanitario si muove in una ragnatela di decreti legislativi, di leggi, di norme, di codici etici e regolamenti aziendali”, dice Simona Gori, amministratore delegato di Consulcesi & Partners. “I professionisti sanitari fanno parte di una categoria sovraesposta al controllo disciplinare – prosegue – e questo anche con conseguenze molto serie per la carriera. Per comprendere l’importanza di questo tema basta pensare ai professionisti sanitari coinvolti in casi di malpractice medica e che sono spesso sottoposti a un vero e proprio fuoco incrociato: dall’apertura delle indagini penali alle richieste risarcitorie che sono molto spesso ingenti, alle domande di rivalsa proposte dalle strutture per cui lavorano per poi arrivare addirittura agli esposti presentati agli ordini di appartenenza”

Essere iscritti all’albo professionale consente ai pazienti di presentare una vera e propria denuncia per violazioni delle norme deontologiche con implicazioni che provocano seri danni professionali. “Le pene si stanno inasprendo – riferisce Gori – anche per l’educazione continua che è obbligatoria in medicina. Un tema molto attuale in vista dell’imminente scadenza del triennio formativo, previsto per il prossimo 31 dicembre, e viste le sanzioni che sono state già annunciate. Tutto questo senza dimenticare le ripercussioni che tutto questo ha sia sulla carriera che sulla partecipazione ai concorsi pubblici”. Nel webinar vengono offerti consigli pratici che in modo semplice e chiaro possono indicano all’operatore sanitario quali strumenti si possono usare per difendersi dal proprio ordine professionale, evitando di incorrere in possibili sanzioni e mantenendo integra la propria carriera professionale. “Oggi l’operatore sanitario deve organizzare una sorta di tutela anticipata della propria professione, suggerisce l’avvocato Marco Croce, partner del network C&P di Massimo Tortorella “Deve immediatamente tutelarsi con l’ente con cui ha il rapporto di lavoro e deve documentare con completezza tutto ciò che accade”, aggiunge. Prevenire è meglio che curare. “E’ bene quindi avere l’abitudine di conservare in maniera diligente, completa, integrale e verificabile le cartelle cliniche e la documentazione sanitaria”, dice Croce. “Deve cioè poter rendere conto di ciò che ha fatto sia alla struttura ordinistica che lavorativa. Se tutto si fa con contemporaneità, con presenza a sé stessi, con dedizione e con diligenza – continua – si entra nell’ottica di procedure standardizzate e validate di comportamento e di atti terapeutici e sanitario che mettono a riparo da successive vicende non gradevoli”.

Infine, la formazione può essere di grandissimo aiuto in caso di contenzioso. “Il professionista della salute che è in grado di dimostrare di avere un curriculum degno del proprio percorso formativo e di esibire un dossier del proprio aggiornamento formativo articolato, ricco, pertinente e soddisfacente, apparirà certamente più autorevole agli occhi di un magistrato o di chi è chiamato a valutare la sua professione”, dice Croce. Concorda con questa posizione Giuseppe Petrella, coordinatore scientifico del provider Sanità Informazione e presidente della Commissione Digitalizzazione e Cybersecurity del Servizio Sanitario Nazionale presso il ministero della Salute. “Quando vengo chiamato a svolgere delle perizie e vedo che il collega non ha fatto un adeguato percorso formativo non sono propenso a dare valutazioni favorevoli del suo operato”, dice. “Un medico che non si aggiorna non può offrire quell’assistenza qualificata che un paziente merita. Aggiornarsi quindi – conclude – è un dovere che permette al medico di onorare il suo giuramento, quello di curare nel miglior modo possibile le persone”.